Giornata contro la violenza sulle donne - una riflessione approfondita.

Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne.
Le iniziative a riguardo sono molte ed utili, ed anch'io voglio contribuire a riguardo, con una visione più approfondita possibile degli eventi.

Allora, andiamo con ordine.
Intanto, l'obbiettivo: lo stop alla violenza sulle donne. L'obbiettivo è giusto e sacrosanto, a mio avviso, però, può essere comunicato in modo migliore rispetto a quanto si faccia già ora.


Mi spiego con una domanda: Se vogliamo lo stop alle violenze, cosa vogliamo che succeda al suo posto?

Può sembrare una domanda banale, in realtà è molto profonda: il cervello orienta il proprio pensiero proprio in virtù di ciò che pensa*: se continuiamo a pensare alle violenze sulle donne (che NON vogliamo), continueremo a pensare alla violenza sulle donne, cioè al crimine, senza pensare al cambiamento che in realtà desideriamo: se alla violenza desideriamo la confidenza, qualsiasi cosa significhi per ognuno di noi, dobbiamo iniziare a dire: "Si all'uomo confidente". Se non vogliamo persone con scatti di rabbia, magari è più utile volere persone che sanno gestire il proprio stato interiore.

In PNL si parla di strategie "via da" e "verso". Dire "no alla violenza sulle donne" è una strategia "via da" ovvero che ti spinge ad allontanarti da una situazione indesiderata. Dire "vogliamo un uomo capace di gestire il proprio stato emotivo" è una strategia verso, perché ti spinge ad avvicinarti ad un uomo che sa controllare il proprio stato emotivo. Spesso andiamo via da qualcosa che non ci piace, raramente andiamo verso qualcosa che ci piace: Dobbiamo imparare ad utilizzare entrambe le strategie, sempre.

Detto questo, se è vero che è l'ora che le donne non muoiano più a causa dei propri compagni e che stiano con uomini che le rispettino, è vero che il comportamento violento è agito dall'uomo. Quindi è utile pianificare una campagna a favore del benessere femminile incentrata su questi uomini, e non solo sulle donne che hanno subito violenza. Qualcosa come: "non fare il bambino", "le guance meritano carezze". Ed incentrare ANCHE programmi di rieducazione comportamentale verso questi uomini violenti. Ci sono gli strumenti per il cambiamento. Ed è giusto utilizzarli.

Allo stesso tempo, le donne vittime di violenza, vivono una situazione di grossa difficoltà: da un lato hanno paura che da sole non riusciranno a vivere (quindi scelgono quello che per loro è il male minore) dall'altro sminuiscono i comportamenti violenti del compagno e dall'altro ancora, hanno una convinzione fortemente limitante che li fa credere di meritare certe situazioni (a riguardo, consiglio "Donne che amano troppo**" un libro dove l'autrice narra le vite e le personalità di alcune donne che sono finite nelle "mani sbagliate".

Capite che, con percezioni del genere, parlare semplicemente di "bastardo" e "mostro" può influenzare solo alcune donne vittime, ma non tutte. Gli va proprio mostrato un futuro migliore possibile, e gli va trasmessa la forza per farlo. Allo stesso tempo, alle nuove generazioni gli va insegnato il rispetto per il partner e l'amor proprio, ovvero la capacità di amare più se stessi che i loro aguzzini.

Le campagne contro la violenza sulle donne possono essere migliorate enormemente sia spingendo le donne a riflettere che fuori dal loro rapporto la vita può essere migliore, sia spingendo gli uomini violenti ad apprendere nuove possibilità di scelta quando devono agire i loro comportamenti.


* il cervello codifica male la parola "non". Se vi chiedo di "non pensare ad un elefante rosa", in un modo o nell'altro, vi siete immaginati un elefante rosa. Quindi anche claim sacrosanti come "Basta violenze", "no al femminicidio" portano sempre il cervello a pensare alle violenze, al problema e non alle soluzioni.

**Donne che amano troppo, di Robin Norwood, edizioni Universale Economica Feltrinelli.

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